SUDAN
Emergenza Sudan 2023
APPELLO SUDAN
2023
Responsabile:
Fondazione Nigrizia Onlus
Contributo richiesto:
€ 50.000,00
Contributo raccolto:
€ 10.662,00
21.32%

(PROG.N.AF162)

Appello per il Sudan

Il conflitto scoppiato di recente in Sudan tra i due generali al potere, Abdul Fattah al-Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo (Hemetti) ha già provocato l’esodo dal paese di oltre 100.000 persone. Mentre quasi tutti gli stranieri hanno potuto rientrare nei rispettivi paesi, c’è il rischio che gli sfollati e rifugiati sudanesi verso i paesi limitrofi giungano a superare 1 milione di persone, di cui moltissimi donne e bambini. Si trasformerebbe in un’autentica apocalisse, dato che sono già milioni i rifugiati nelle nazioni vicine. Purtroppo le indicazioni degli esperti dicono che se non verranno avviate quanto prima trattative di pace e non si troverà una soluzione a questa nuova tragedia, il conflitto potrà prolungarsi all’infinito, coinvolgendo anche gli stati circostanti. La situazione alimentare sempre più critica potrebbe sfociare portando alla fame milioni di persone. Altra conseguenza della guerra è la distruzione e l’abbandono di quanto costruito a fatica, molte volte, nell’arco di una intera vita. Ancora una volta è importante intervenire per tempo offrendo con generosità l’aiuto economico necessario ad evitare un ulteriore disastro umanitario. Un ringraziamento sentito a chiunque voglia rispondere all’appello in favore della martoriata popolazione sudanese.

Cairo, 18 maggio 2023

Carissimi amici, parenti e benefattori!

Siete tutti al corrente della situazione catastrofica del Sudan in queste ultime settimane. È così grave che ne parlano persino i giornali e telegiornali in Italia (il che non succede spesso, per i conflitti africani!). Lo scorso 15 aprile le Forze di Supporto Speciale (un corpo di paramilitari indipendenti dal controllo centrale dell’esercito) e l’esercito hanno cominciato a farsi guerra a Khartoum, la capitale, e in altre zone del Sudan, soprattutto nel già martoriato e tristemente famoso Darfur. È una guerra per il potere.

A più di un mese dall’inizio degli scontri, le sparatorie e i bombardamenti non sembrano diminuire, anzi. Purtroppo alla paura per gli spari si è aggiunta la paura per lo sciacallaggio e la violenza di tanti. I servizi base come l’elettricità e quindi l’acqua sono molto debilitati, con interi quartieri senza corrente ed acqua spesso per giorni.

Purtroppo, e con gran sofferenza, la maggior parte dei consacrati e dei missionari hanno dovuto lasciare la capitale, visto che lo sciacallaggio alle banche è ora seguito da quello ad istituzioni dove ci sono macchine, computer, soldi. Solo nell’ultima settimana sono state attaccate almeno 6 chiese di diverse denominazioni. La nostra parrocchia di Khartoum Nord, che è anche casa provinciale, è stata colpita da un missile già domenica 23 aprile.

L’impressione generale è che siamo ancora agli inizi di quella che sarà una guerra lunga e sofferta. Per il momento, non riusciamo a quantificare cosa dovrà essere riparato e ricostruito, ma ci stiamo prodigando per assistere i nostri parrocchiani e i lavoratori delle nostre scuole e istituzioni con aiuti personalizzati, a seconda delle possibilità e delle necessità di ognuno. Tantissimi hanno ormai lasciato la capitale e si sono allontanati, cercando di passare i confini e rifugiarsi in Sud Sudan, Egitto, Ciad, Etiopia, persino in Eritrea. Undici dei nostri confratelli ancora rimangono in Sudan, ad assistere, come possono, la situazione.

Vi chiediamo preghiere: pregate e fate pregare per la pace in Sudan; e – nei limiti del possibile – contiamo sulla vostra generosità. La fondazione Nigrizia ha aperto una raccolta fondi con la quale cercare di assisterci e assistere la chiesa locale in questo momento difficile. Ringraziamo chiunque riesca a contribuire, nella fede che la provvidenza passa per le mani dei semplici.

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